IL MISTERO DEGLI ANGELI
ROBERTO LA PAGLIA
ELOHIM – IL MISTERO DEGLI ANGELI
GLI ANGELI DELLE TENEBRE
La storia mai raccontata

Una realtà parallela
La figura dell’angelo provoca da sempre, nell’immaginario collettivo, un senso di pace e di tranquillità; questo essere dai capelli biondi, gli occhi azzurri e le enormi ali bianche spiegate, quasi a protezione della nostra esistenza, è entrato prepotentemente nelle nostre fantasie, tanto che anche l’alone di mistero che lo circonda non incute timore, bensì un profondo senso di rispetto.
Saremmo certo molto stupiti nell’apprendere che dietro queste mistiche figure si nasconde una realtà quasi parallela e ben più tenebrosa dell’immagine che fede e tradizione ci hanno rilasciato; lo scopo di questo studio è quello di esplorare l’universo fantastico degli angeli estraniandosi però dalle realtà proposte dalla fede per addentrarsi invece in quelle che sono le tradizioni storiche, esoteriche e occulte che accompagnano le creature alate.
Gli Angeli delle Tenebre sono quindi le prime forme angeliche, quelle che diedero vita al mondo e che furono protagoniste della famosa rivolta alla fine della quale si formò il mito dell’Angelo Caduto, Lucifero per la tradizione cristiana.
Cosa accadde realmente?
La Genesi accenna in maniera superficiale ad una storia che nulla ha da invidiare alle più grandi epopee mitologiche ed eroiche, una battaglia combattuta nei cieli e sulla terra per condividere la conoscenza del bene e del male. Fantasia o retaggi di una storia la cui memoria si è perduta nei secoli? Chi erano gli Elohim, i Nephilim e gli strani esseri con sei paia d’ali che popolavano i cieli ma che al contempo, e molto frequentemente, si manifestavano agli uomini sulla terra condividendo con loro il quotidiano?
Sulla questione tanto dibattuta della nascita degli Angeli non si possono che avanzare delle ipotesi, quasi tutte basate sui vari passi biblici. Secondo l’interpretazione di alcuni rabbini, essi nacquero il secondo giorno, quando Dio separò le acque (Gen 1,6) Secondo altri invece furono generati il quinto giorno insieme agli uccelli ( Gen 1,20)
Altre ipotisi dicono che gli angeli nascono costantemente, da ogni parola di Dio. Le creature alate più antiche della storia fin qui conosciuta, sono i geni della religione assiro babilonese. Anche le religioni indo-iraniche hanno i loro angeli. Nello Zend Avesta fanno capolino personaggi un po’ misteriosi che affiancano Ahura Mazda, il Dio Supremo. Sono sei divinità che sono costantemente al suo fianco , denominate Amesha Penta cioè “ gli Immortali Benefici” essi sono destinati a presiedere agli elementi positivi della natura . Ecco i loro nomi: Vohu Manah : il “ Buon pensiero” connesso con il bestiame. Asha: l” ordine cosmico-morale” è anche la divinità del fuoco Kshatra “ il regno” è anche la divinità del metallo. Armaiti “ la docilità” presiede la terra. Haurvatat : l” Integrità” governa l’acqua Ameretat : l’Immortalità” è la signora delle piante. Esistono poi gli Yazata, cioè i “ Venerabili” i quali stanno agli Amesha Spenta più o meno come i nostri angeli rispetto agli Arcangeli. Si inseriscono in questo contesto, una moltitudine di altre creature celesti, le Fravashi che assumono un ruolo abbastanza simile a quello dei nostri Angeli Custodi. Dalla sintesi degli elementi assiro babilonesi e persiani deriva forse la vastissima angelologia ebraica. Il Talmud afferma: “i nomi degli angeli vennero ad Israele da coloro che tornarono dalla cattività di Babilonia”. Infatti nella tradizione ebraica troveremo le indicazioni di migliaia di nomi, cosa che non è stata invece accettata dalla tradizione cristiana. L’Islam La tradizione musulmana ha un enorme venerazione per i nomi di Dio; la loro ripetizione constante è ritenuta un potente talismano che difende il devoto da ogni sortilegio. Maometto afferma: Dio ha sessantanove nomi, e cento nomi meno uno; colui che li conosce entrerà nel paradiso. Alcuni Musulmani affermano che il centesimo nome di Allah è il nome più grande, quello sconosciuto ai mortali, l’Impronunciabile.. Un musulmano non permetterà mai che vengano riportati su carta o metallo in caratteri arabi i sacri nomi, vengono recitati soltanto oralmente. Quando si renderà necessario trascriverli su talismano, vengono rappresentati numericamente o con lettere interposte; questo perché viene attribuito un enorme potere alla forza magica contenuta nel suono e nel segno. Il fatto che questi nomi vengano riportati con caratteri di alfabeti stranieri, sembra non preoccuparli affatto, come se il nome trascritto in una lingua diversa da quella araba, si svuotasse di tutta la sua forza. Aldilà degli attributi normalmente riservati a Dio, i testi islamici ammettono l’esistenza di creature non propriamente angeli, ma geni molto potenti, i “sette spiriti” essi sono: Ruquiail Djebrail Semsemail Cerfiail Aniail Kesfiail Il concetto di « angelo » anche se messaggeri, esecutori, araldi, appaiono in tutte le tradizioni e culture di ogni tempo e paese.Creature intermedie hanno eternamente intrecciato i viaggi tra il cielo e la terra, pur di portare la Parola, la Volontà di Dio ai mortali. Forse è proprio questa necessità di meditazione che ha reso vigile in noi uomini l’attenzione verso le creature celesti.

Gli Angeli
Secondo la religione cristiana si tratterebbe di esseri senza corpo inferiori a Dio ma nettamente superiori all’uomo sia per la loro natura che per il loro potere.
Il concetto dell’esistenza di creature superiori all’uomo era già ammesso nell’antichità e le sue origini risultano essere molto anteriori alla religione di Israele; nelle diverse religioni dell’umanità questi esseri assumono diversi nomi e quasi sempre hanno scopi benefici o di protezione.
Nel mondo pagano venivano loro attribuiti vari fenomeni naturali, spesso confusi con la mitologia stessa, tanto da creare uno diffuso scetticismo tranne a pensarli come esseri superiori realmente esistenti.
Il termine Angelo deriva dal greco Angelos che significa Messaggero e secondo il filosofo Tommaso d’Aquino si tratterebbe di intelligenze separate con a disposizione una enorme conoscenza ma senza una consapevolezza diretta del destino degli uomini.
Anche se la presenza degli Angeli sembra una caratteristica prevalente delle religioni monoteiste, in realtà è possibili trovarne tracce anche in altre religioni e mitologie, sia pure con forme e figure diverse da quelle che conosciamo; si tratta spesso di figure soprannaturali, spiriti della natura, dell’aria e dell’acqua, che difficilmente si differenziano dalla divinità vera e propria, caratteristica invece prevalente nel monoteismo.
Gerarchie angeliche
Il giudaismo e il cristianesimo nascente distinguevano gli spiriti buoni, fedeli a Dio, e i malvagi, capitanati da Satana; tra i primi ponevano non solo gli Angeli propriamente detti, con gli Arcangeli, ma anche i Cherubini e i Serafini, e tra i secondi i demoni che, identificati con gli dei del paganesimo (il quale adorava le forze della natura), vennero a identificarsi in qualche modo con gli spiriti creduti animatori degli astri e degli elementi. In san Paolo, Principati, Potestà, Virtù (I Corinzi, XV, 24 seg.) e Troni (Colossesi, I, 16), sono titoli degli Angeli in genere, buoni o cattivi; la teologia posteriore li restrinse ai buoni.
Da sant' Agostino infatti si distinsero soltanto gli Angeli di Dio, in cielo, e i demoni di Satana, nell’inferno; per cui i nomi di Principati, Potestà, Virtù e Troni passarono a designare gli Spiriti Celesti. Ma sorse la questione della ragione di tali distinzioni e denominazioni nella Corte Celeste. Era una diversità di natura, ovvero, supposto che la natura di spirito sia la medesima in tutti, di merito, di funzione o di dignità, come pensarono, per esempio, Clemente Alessandrino e Origene? Per lungo tempo i Padri rimasero divisi e incerti; anche perché non si sapeva precisare in che consistesse questa diversità di natura e quante e quali fossero le diversità di ufficio. Inoltre, i testi biblici che si riferiscono alle gerarchie angeliche non hanno carattere sistematico. Per san Girolamo i Cori erano sette, mentre sant’Ambrogio e san Gregorio Magno organizzano diversamente l’ordine gerarchico.
Portò chiarezza ed ordine in questa lo pseudo Dionigi Areopagita (possiamo dire che mentre i nomi dei singoli Ordini angelici derivano dalla tradizione biblica, l’organizzazione gerarchica è il frutto in gran parte della sistemazione dionisiana) con il De Caelesti hyerarchia, al quale fa riscontro il De ecclesiastica hyerarchia. Da questo stesso si comprende come egli non concepisse la Gerarchia Celeste fondata sopra una diversità di natura tra gli spiriti, ma semplicemente, alla stessa guisa della gerarchia ecclesiastica, sopra la differenza del posto che essi occupano a seconda dell’ordine sacro di cui sono rivestiti, della scienza che posseggono e dall’azione che esercitano. Come cioè nella Chiesa la grazia e i doni di Dio si dispensano attraverso una scala discendente di tre gradini – l’episcopato, il presbiterio, il diaconato – così la pienezza della Vita e Luce Divina discende dal Cielo in Terra attraverso tre ordini, diviso ciascuno in tre gradi (nove in tutto), dei quali il più alto la riceve immediatamente da Dio, e ciascuno degli altri da quello che gli sta immediatamente sopra. Sono per ordine discendente: Serafini, Cherubini e Troni; Dominazioni, Virtù e Potestà; Principati, Arcangeli e Angeli. Questa teoria, i cui princìpi, come tutte le altre dello pseudo Dionigi, si ricollegano a quelli neoplatonici, specie da Proclo, fu portata in Occidente da S. Gregorio Magno; poi, quando gli scritti dell’Areopagita furono tradotti in latino da Scoto Eriugena, fu universalmente ricevuta nella scolastica e passò nel linguaggio comune della Chiesa.
Possiamo dunque intendere le Gerarchie Angeliche come i tramiti o i veicoli dell’emanazione del Pensiero Divino Creatore verso la manifestazione fisica del Creato. Le schiere angeliche operano lungo il percorso della Creazione secondo il loro grado di Conoscenza e la loro Funzione: operano dal momento in cui la Volontà Divina "decide" fino alla manifestazione fisica di tale Volontà, secondo le Leggi a cui essi (e il Tutto) sono sottoposti. Ogni singolo Coro e Ordine riceve dal livello superiore ed emana al livello inferiore quanto tali Leggi consentono: ciò permette alfine all’elemento creato di assumere una propria identità e caratteristiche proprie. Dai Serafini agli Angeli assistiamo dunque alla "solidificazione" della Volontà Creatrice: i primi ne saranno Puro Specchio, i secondi Custodi e Costruttori a livello fisico.
Serafini - Il loro nome significa Ardenti. Sono statici conservatori dell’energia divina increata; pur non conoscendo quella che sarà la Volontà Creatrice, essi reggono fra le loro mani l’energia primordiale e la rendono disponibile nel momento in cui dovrà canalizzarsi per manifestarsi.
Cherubini - Il loro nome significa Colui che prega. Ricevono l’onda del Pensiero Divino, e l’energia per realizzarlo, direttamente dai Serafini. Costituiscono l’elemento dinamico: in base al Progetto, distribuiscono e organizzano le leggi e le strutture dell’energia divina emanata. Per tale motivo, li conosciamo quali guardiani dell’Arca dell’Alleanza e della Porta del Paradiso.
Troni - Portatori della Giustizia di Dio, sovrintendono alla corretta collocazione nello spazio e nel tempo dell’elemento creato.
Dominazioni- Stabiliscono i confini entro i quali l’elemento creato potrà agire, nel pieno rispetto delle leggi statiche e dinamiche che i Cherubini hanno stabilito in precedenza. Confini entro cui la nuova creazione potrà muoversi interagendo con gli altri elementi creati, secondo un principio di generale armonia e in ottemperanza alle leggi universali.
Virtù- Dispensatori di Grazia, definiscono l’archetipo, in termini di qualità specifiche, dell’elemento creato. Stabiliscono pertanto le caratteristiche proprie dell’elemento: attribuiscono la forma, il colore, la dimensione, il profumo, la temperatura. Da questo momento in poi l’elemento è pronto per scendere nei piani della materia, manifestandosi, sia esso un fiore o una galassia.
Potenze o Potestà- Caricano l’elemento creato dell’energia vitale più adatta alla sua specie. Praticamente formano i suoi corpi sottili, infondono il "prana", modellano l’aura che permetterà l’espressione del Sé e difendono dall’attività eversiva delle forze maligne.
Principati - Sono i protettori delle manifestazioni religiose e di culto che stabiliscono e conservano i legami tra creature e Creatore; costituiscono il ponte tra la manifestazione materiale e l’essenza spirituale.
Arcangeli - Custodiscono gli archetipi dello specifico elemento creato, collocato all’interno di una specie. Sovrintendono direttamente all’attività degli Angeli posti a custodia di ogni singolo elemento. Il termine Arcangelo è composto e deriva dal greco essere a capo e messaggero.
Angeli- Sono i Custodi delle singole entità, siano queste esseri umani, appartenenti ai regni vegetale e minerale, oppure oggetti costruiti dall’uomo. Inoltre sono i Costruttori delle forme all’interno dei quattro elementi e dell’etere cosmico che li contiene. In pratica, si occupano di mantenere correttamente saldo nella materia il Progetto Divino lasciando all’Uomo la possibilità, tramite il libero arbitrio, di far progredire ed evolvere tale Progetto. La categoria degli Angeli è dunque quella più vicina agli esseri umani ed opera direttamente sulla loro natura energetica.
Il sistema di sette maggiori arcangeli è una antica tradizione dell'angeologia di matrice biblica.
Differenti fonti sono in disaccordo sull'identificazione dei sette arcangeli, e sono in disaccordo sui sette lumi tradizionali: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, ai quali ogni Arcangelo dovrebbe corrispondere.
I più antichi riferimenti al sistema dei sette arcangeli, compare nel Libro di Enoch (l'Etiope Enoch), dove vengono associati a Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Raguel, Zerachiel e Remiel. Secoli dopo, Pseudo-Dionigi li associa a Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Camael, Jophiel e Zadkiel. Papa Gregorio I li identifica come Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel,Simiel, Orifiel, e Zachariel.
I sette arcangeli compaiono specialmente nel rituale magico, a cui ogni arcangelo corrisponde un sigillo.
Tracce storiche
L’angelo è una figura che, nella sua specificità e nella sua interezza, è presente soltanto nelle cosiddette "religioni del Libro", ossia basate su un testo sacro che i fedeli ritengono rivelato: l’ebraica (con la Bibbia, limitatamente a quella parte che noi chiamiamo Antico Testamento), la cristiana (con la Bibbia nella sua interezza, cioè Antico e Nuovo Testamento), l’islamica o musulmana (col Corano). Le "religioni del Libro" sono anche quelle rigorosamente monoteiste, fondate cioè sulla fede in un unico Dio, creatore e ordinatore dell’universo, qualunque sia il nome col quale viene designato.
Il perché della necessità di questa figura è semplice: sono le religioni che concepiscono un Ente Supremo, distante nella sua assolutezza e sacralità, ad aver bisogno soprattutto di esseri intermedi fra il trascendente e l’umanità, fra l’Essere di Luce e l’essere di terra. L’angelo come mediatore identifica il problema fondamentale del rapporto fra l’uomo e la divinità. In questo senso vediamo anche come la figura dell’angelo muti nei secoli con l’evolversi delle culture e delle civiltà.
Invece nelle religioni politeiste sono i singoli dei che spesso compaiono e agiscono direttamente nei confronti dell’uomo. Anche nelle religioni diverse da quelle monoteiste si ritrovano spesso delle figure soprannaturali intermedie, che esercitano alcune delle funzioni proprie dell’angelo: sono protettrici, consolatrici, ispiratrici, guide o anche spiriti custodi dei vari elementi che costituiscono il mondo naturale. Malgrado siano una cosa parzialmente diversa, questi esseri finiscono con presentare molte affinità e somiglianze con gli angeli propriamente detti; possiamo quindi dire che tali entità sono reperibili nel patrimonio di ogni cultura.
Comunque, andando dalla Persia verso l’Oriente, l’idea di angelo tende a farsi sempre più vaga e incerta.
All’inizio della storia dell’umanità rileviamo la presenza degli spiriti della natura, benefici, che presiedono vari elementi; essi si contrappongono agli spiriti diabolici, incarnazione del male, le cui immagini compaiono già nelle pitture rupestri della preistoria. Secondo alcuni, gli angeli deriverebbero dai mani, cioè le anime divinizzate dei defunti; presso molte culture, infatti, si ritiene che gli spiriti umani, dopo la morte, divengano protettori dei viventi, evolvendosi gradatamente verso forme di vita sempre più elevate nella gerarchia celeste.
Comunque il punto d’inizio di una vera e propria storia angelica è da reperire presso le religioni mediorientali, dove trova rigoglioso sviluppo l’idea di entità intermedie tra la dimensione umana e quella divina. Partendo da qui si dipana il filo che collega le mitologie ariana, assiro-babilonese, egizia, iranica, greca, gnostica con la cultura ebraica, cristiana e infine islamica
La città di Ur, i Cherubini, gli Assiro Babilonesi, Ezechiele
Nella città di Ur, fondata lungo la valle dell’Eufrate verso il 4000 a.C., e che ebbe il suo massimo sviluppo circa 1500 anni dopo, fu rinvenuta una stele raffigurante una creatura alata, che versa da un’anfora l’acqua di vita nel calice di un re sconosciuto. Il vasto pantheon delle divinità assiro-babilonesi annovera tra gli altri il dio Anu (in sumerico significa "cielo"), che aveva al proprio servizio dei particolari esseri, chiamati sukkali (in concreto la moglie e una lunga schiera di figli) usati per entrare in contatto con gli esseri umani. Il termine sukkal significa infatti "messaggero". La funzione di protezione nei confronti dell’uomo era invece affidata a divinità personali, che avevano il compito di contrastare sin dalla nascita gli spiriti malvagi, ma che abbandonavano l’individuo al suo destino qualora questi avesse commesso degli atti peccaminosi (cosa che gli angeli biblici non fanno).
Agli assiro-babilonesi va anche fatta risalire la definizione di due tra le più importanti schiere angeliche, quelle dei cherubini e dei serafini –
Secondo la tradizione rabbinica, i nomi degli angeli nacquero a Babilonia, dove gli ebrei furono deportati per un lungo periodo nel VI secolo a.C., dopo la distruzione dei loro regni; sicuramente l’angelologia ebraica trasse, da questo contatto non voluto, un notevole arricchimento.
Una delle più antiche raffigurazioni angeliche della Mesopotamia, anteriore perfino alla stele di Ur, è costituita dai giganteschi grifoni alati. Proprio a queste raffigurazioni sembrerebbero riferirsi i passi, peraltro assai scarni dal punto di vista descrittivo, delle più antiche tradizioni bibliche, quali li troviamo in Esodo, nel secondo libro di Samuele e nei Salmi.
Le celebri visioni del profeta Ezechiele, assai posteriori ai testi sopra citati, danno dei cherubini una descrizione completamente diversa. Ciascuno dei quattro esseri visti dal profeta aveva quattro ali (due raccolte in alto e due piegate in basso) completamente ricoperte di occhi, allo stesso modo delle ruote risplendenti di topazio che agli angeli servivano da veicolo; da sotto le ali spuntavano delle mani, mentre le gambe erano di vitello; ognuno degli esseri aveva quattro facce, ciascuna volta in una direzione diversa: di uomo, di leone, di aquila, di toro. Recentemente alcuni studiosi hanno sostenuto che il testo di Ezechiele avrebbe subito diverse interpolazioni in epoca posteriore e che la versione corretta dovrebbe parlare non di quattro volti, ma di quattro attributi accomunati nello stesso essere: testa umana, corpo di leone, zampe di toro, ali d’aquila. Questo corrisponderebbe alle raffigurazioni dei karibu, i cherubini assiri.
E’ molto probabile che alla descrizione fatta da Ezechiele abbiano contribuito forti influenze culturali egizie, con le quali del resto il popolo ebraico era stato a lungo in contatto.
L’Egitto, i Serafini, Isaia
In quest’area troviamo infatti una divinità, Bes, di probabile origine sudanese o somala, caratterizzata dal fatto di possedere un corpo umano dotato di due paia di ali, di una testa circondata da numerose piccole teste di animali (leoni, tori, coccodrilli) e interamente ricoperto di occhi. Questi occhi hanno un evidente significato simbolico e indicano l’onniveggenza divina: non sono solo strumenti visivi, ma hanno probabilmente anche un significato attivo di raggi luminosi, con la funzione di illuminare le tenebre e, implicitamente, di scacciare i mostri che vi trovano ricetto, quindi in definitiva di disperdere il male.
Quanto ai serafini, ne parla il profeta Isaia: il loro nome deriva dal termine saraph, che significa "bruciare, ardere", e vengono designati quindi come esseri di fuoco. Nella sua visione Isaia li osservò librarsi attorno al trono di Dio: "Ognuno dei quali aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, con due volava". A parte le visioni di Isaia e di Ezechiele, esistono numerose narrazioni nell’Antico Testamento, dove gli angeli intervengono da protagonisti, anche se manca ogni descrizione sistematica della loro natura e della loro relazione con Dio e con gli uomini.
La Persia e Zoroastro
Anche la religione dell’antica Persia, lo zoroatrismo (che venne poi soverchiato dall’islam) annovera delle figure che presentano molte affinità con gli angeli. Il dio supremo Ahura-Mazda (il "Saggio Signore") ha generato sei entità (Amesha Spenta, gli "Immortali Benefici"), che gli sono sempre accanto, hanno collaborato alla creazione del mondo e che spesso intervengono nelle sue vicende.
Lo zoroatrismo, in particolare, prevede l’esistenza di un essere con funzioni analoghe a quelle dell’angelo custode, la Fravashi. Essa si configura come una specie di "doppio" trascendente dell’individuo ed esplica un’azione protettiva. Le Fravashi di tutti gli esseri umani preesistono agli individui che vengono al mondo e dall’eternità si trovano dinanzi ad Ahura-Mazda, il quale se ne serve per governare l’universo: esse costituiscono una permanente assemblea di tutti coloro che nasceranno, che sono nati e che sono morti.
Il tardo Giudaismo, gli apocrifi
Il tardo giudaismo, che va all’incirca dal II secolo a.C. al V d.C., produsse una ricca letteratura rabbinica, costituita dai cosiddetti Apocrifi veterotestamentari: testi cioè che, pur trattando temi analoghi a quelli contenuti nei libri "ufficiali" della Bibbia, non vennero però accolti come sacri. Essi elaborarono molti temi che saranno poi ripresi nel Talmud e nel Midrash.
Gli Apocrifi dedicano ampio spazio all’angelologia (in particolare il libro di Enoch -, arricchendola di elementi coreografici e di descrizioni minuziose, che sono pressoché assenti nei libri canonici: si parla, per esempio dell’angelo della brina, di quello della grandine, di quello della neve.
Questa ridondanza incontrò soprattutto il gusto dei ceti popolari, presso i quali si diffuse un culto verso gli angeli con forti tendenze alla superstizione e alla idolatria. La cosa suscitò l’allarmata reazione dei rabbini, che condannarono tali degenerazioni, analogamente a quanto fece la Chiesa cristiana più o meno nello stesso periodo.
La Grecia
Un contributo all’angelologia viene anche dal mondo greco, dove i poemi omerici tratteggiano le figure di Ermes e di Iride, considerati messaggeri degli dei: questa funzione peraltro è l’unica che li apparenta in qualche modo con gli angeli di derivazione biblica.
Assai più vicini a essi sono invece i daimones (distinti in buoni e cattivi): si tratta di anime divinizzate di antenati, mediatori tra gli dei e gli uomini e protettori di questi ultimi, oltre che reggitori degli elementi della natura. Di tali esseri intermedi si parla non solo nell’ambito della religione e della mitologia, ma anche in quello della filosofia: Socrate e Platone ne fanno ampio riferimento.
Dionigi l’areopagita
Dionigi l’Areopagita è un misterioso autore, che pretende di essere contemporaneo di san Paolo, ma che la critica moderna colloca attorno al VI secolo, designandolo come Pseudo-Dionigi. Chiunque sia, è lui che, con meticolosità tipicamente medievale e rifacendosi ad una evidente matrice neoplatonica, ha messo ordine nell’infinito e indefinito mondo degli angeli, classificandoli secondo una precisa gerarchia; questa, salvo poche eccezioni, costituisce da allora un punto fermo sull’angelologia e ha ottenuto pressoché unanimi riconoscimenti in tutta la cristianità.
Dionigi è autore di un consistente Corpus Dionysiacum, nel quale spicca una complessa opera denominata "Le gerarchie celesti". La classificazione proposta da Dionigi è basata su nove ordini angelici, distinti in tre raggruppamenti: il primo è ricavato dall’antico Testamento e gli altri dalle scarne indicazioni contenute nelle Epistole di san Paolo.
Attorno al II secolo della nostra era è ben radicata nella Chiesa cristiana la convinzione che ogni individuo sia assistito da un angelo custode -, anche se non esiste alcun dogma in proposito, così come non vi è dogma riguardo alle summenzionate gerarchie angeliche.
Il Medioevo e San Tommaso
L’interesse per gli angeli ebbe il suo culmine nel Medioevo e non mancarono in proposito dispute famose, come quella che nel XIII secolo oppose il filosofo e teologo scozzese Duns Scoto a san Tommaso d’Aquino, padre della scolastica e autore di una monumentale Summa Theologica, che ancora oggi costituisce un punto di riferimento basilare per la Chiesa cattolica.
La contesa tra i due pensatori verteva sulla natura degli angeli. Per lo scozzese erano incorporei, ma costituiti da una "materia spirituale" avente pur sempre una cerca consistenza; per l’aquinate erano invece "puro intelletto", benché avessero la facoltà di assumere temporaneamente sembianze fisiche quando dovevano entrare in contatto con gli uomini. A sostegno di questa teoria veniva utilizzato l’Antico Testamento laddove si narra di tre angeli che, in sembianze umane, incontrarono Abramo e addirittura divisero la mensa con lui. Contrariamente ai molti sostenitori della tesi opposta, san Tommaso riteneva che gli angeli fossero dotati di libero arbitrio, tanto è vero che alcuni, con alla testa Lucifero, scelsero il male, ribellandosi a Dio e trasformandosi così in demoni.
L’Islam
L’islamismo contempla l’esistenza degli angeli e il Corano li cita ben ottantotto volte. Esso afferma: "Chiunque non crede in Dio, nei suoi angeli, nei suoi libri, nei suoi profeti nel giorno ultimo si perde di un perdimento lontano" (4, 136).
L’angelo (malak, messaggero) è una creatura di luce dotata di ali; è pura e perfetta. Nonostante ciò si trova all’ultimo posto nella scala gerarchica che parte da Dio e contempla, in successione, arcangeli, profeti, esseri umani e angeli. Gli angeli, o malaika, vegliano sull’umanità, annotando tutte le azioni degli uomini; per i mistici Sufi, invece, sono gli esseri umani stessi che registrano le proprie azioni, le quali verranno vagliate nel giorno del Giudizio.
"Su quelli che dicono: ‘Il nostro Signore è Dio’ e vi si conformano, scendono gli angeli e dicono: ‘Non abbiate paura e non siate afflitti, ma ricevete la buona novella del Paradiso che vi è stato promesso. Noi siamo degli amici per voi, in questa e nella vita futura; e là ci sarà per voi quel che le vostre anime desiderano, e là, per voi, ciò che chiederete" (41, 30-31).
Lo stesso Gesù, Isa, è considerato dai musulmani di natura semiangelica e assieme agli angeli siede vicino ad Allah.
Quanto agli arcangeli, il più citato è Gabriele, Jibril, che parlò a Maria di Nazaret e a Maometto, il quale fu da lui ispirato in sogno nella stesura del Corano. Un altro arcangelo importante è Michele, Mikail, che detiene il dominio delle forze della natura. Le mansioni specifiche degli angeli, prima ancora della protezione degli esseri umani, concernono l’adorazione di Dio e l’obbedienza ai suoi voleri. Secondo il Corano, degli angeli furono mandati da Dio a combattere in alcune battaglie sostenute da Maometto: "Egli rispose: ‘In verità vi aiuterò con mille angeli dilaganti senza intervallo. Ciò era, nel disegno di Dio, solo come buona novella e perché i vostri cuori si tranquillizzassero... E quando il tuo Signore ispirò gli angeli: ‘Sì, io sono con voi: date fermezza a quelli che credono. Quanto ai miscredenti, getterò lo spavento nei loro cuori. Colpiteli dunque sotto il collo e in tutte le giunture" (8, 9-12).
Induismo, Buddismo e Deva
Procedendo verso Oriente ed entrando nell’area culturale dell’induismo (l’India soprattutto, ma anche parecchie nazioni limitrofe dell’Asia sudorientale), come pure in quella del buddismo (Asia meridionale e orientale), incontriamo delle mitologie estremamente complesse, con la presenza di innumerevoli divinità. Questa folla, apparentemente anarchica, di esseri intermedi, energie, "ìpotenze", costituisce in realtà una gerarchia di forze incessantemente attive che, in modo diretto o indiretto, entrano in relazione con gli uomini. Qui, in particolare nella mitologia vedica e buddista, ritroviamo degli spiriti benigni, di natura angelica, denominati deva: dal sanscrito daiva, il termine significa "risplendente", "essere di luce" e indica la divinità. I "grandi Deva" vengono definiti Chohan, ed i Grandi Chohan prendono il nome di Mahachohan. Esiste inoltre una categoria eccelsa detta dei Dhyan Choan, risultando così una classificazione paragonabile a quella di Dionigi.
Il deva, nel pantheon dell’Oriente, è considerato una divinità minore, cui è prevalentemente affidato il compito di tutelare luoghi ed entità naturali come boschi, alberi, nuvole, laghi, venti, montagne; più in generale custodisce elementi dei regni minerale, vegetale e animale.
Da Oriente a Occidente
Questa terminologia è diventata di uso comune anche in Occidente per designare gli angeli, e comunque, a seconda delle differenti culture, questi esseri sono sempre stati presenti nelle tradizioni con nomi quali: fate, folletti, elfi, gnomi, ondine, trolls. Possiamo dire che, mentre il termine deva designa uno spirito della natura che tutela un determinato elemento del creato, il termine angelo viene preferibilmente riservato agli esseri che si occupano dell’uomo.
L’esistenza dei deva e degli angeli riposa sul fatto che ogni particella dell’esistente rientra nel grande ordine e nella grande armonia dell’universo, ha un proprio ruolo e una funzione specifica e per adempiere al compito assegnato è guidata da un’intelligenza superiore, angelica appunto, la quale non è altro che un infinitesimo della incommensurabile sapienza divina: questa viene, per così dire, smistata e distribuita attraverso i canali delle gerarchie celesti. All’interno del quadro generale, dunque, ogni singola specie persegue una propria meta, secondo uno schema evolutivo che la porta a cercare costantemente l’ascensione a livelli superiori. Così è anche per l’uomo, il cui destino è quello di salire a una dimensione sopraumana, alla condizione angelica: l’uomo diventerà a sua volta un angelo.
Elohim: le gerarchie cadute
Prima di addentrarci nella storia degli angeli caduti sarà bene dare delle prime informazioni sui termini e sui personaggi più o meno conosciuti dei quali parleremo in seguito.
Angeli delle tenebre
Sono gli Angeli che, durante la Guerra nel Cielo, combatterono contro gli Angeli della Luce, perchè si rifiutarono di creare cose materiali e corporee. Ciò era stato loro proibito da Dio. Sono gli Angeli Primordiali, gli Asura, gli Arimane, gli Elohim, i Kumara, i Figli di Dio, uno dei quali era Satana. Sono detti così perchè nati dalla Luce Assoluta che rispetto alla nostra luce è Tenebre.
Angeli caduti
Hanno origine pagana e provengono dall'India attraverso la Persia e la Caldea. Sono i Cosmocratores, i Rettori del Mondo, i Mundi Tenentes o Sostegni del Mondo, i Mundi Domini o Dominazioni del Mondo o Dominatori, i Curbati o Curvati, ecc. Questi Figli di Dio divennero Angeli Caduti quando “videro che le figliole degli uomini erano belle”. Sono quelli che cadono al di sotto della linea di divisione del sette in quattro e tre. Essi sono i volenterosi, i restii, i creatori che si rifiutarono di creare. Sono i Divini Ribelli che, avendo saltato i mondi intermedi nel loro slancio verso la libertà intellettuale, hanno dato all'animale Uomo la possibilità di elevarsi dalla Terra per raggiungere il suo stato finale. Sono gli Angeli più antichi e più elevati che, entrati nella Materia, sono detti Caduti dal Cielo all'Inferno, ed anche Ribelli perchè si rifiutarono di creare l'uomo privo di volontà, irresponsabile. Sono sette : Azazyel, Amazarak, Amers, Akibeel, Tamiel, Asaradel e Barkayal; gli Asura degli Indù. Vengono accusati di aver dischiuso a tutto il mondo le cose segrete fatte in cielo, ossia di aver spiato nei misteri divini e di averli insegnati agli uomini. Per alcuni, 'caduta' sta ad indicare gli Dei che si sono incarnati nell'umanità. Altra interpretazione è che la loro caduta sia stata determinata dall'orgoglio derivante dalla consapevolezza della loro bellezza e sapienza, cosa che fu loro fatale. La Chiesa Cristiana li chiama con il nome collettivo di Satana, ma è uno dei tanti errori che essa racconta ai profani. La caduta degli angeli, se fu un danno per loro, fu la fortuna dello uomo, dal momento che essi diedero all'umanità la conoscenza, 'i suoi occhi furono aperti'. E gli Angeli Ribelli non sono da meno di quelli Obbedienti, poiché sono identici in quanto tutti obbediscono alla stessa Legge. Come veri specchi della Saggezza Eterna, gli Angeli Caduti sono i Modellatori, gli Architetti dei Mondi, i Progenitori dell'Uomo.
Lucifero
Il Primo Arcangelo, sorto dalla profondità del Caos, colui che portava la luce, fu chiamato Lux-fero, il Luminoso Figlio del Mattino (dell'Universo), l'Aurora Manvantarica. Molto tempo dopo apparve Jehovah che, però, fu assunto dalla Chiesa come superiore a Lucifero; pertanto bisognava degradare quest'ultimo, e lo fece diventare Satana. E l'operazione continua ancor oggi, quando lo si identifica in senso spregiativo con Venere, interpretando in modo errato il più luminoso dei pianeti, il precursore dell'alba e del crepuscolo. Pitagora chiama Venere "l'altro Sole", mentre i Cabalisti pongono Lucifero-Venere come terzo dei Sette Palazzi del Sole. E siccome Venere viene associata all'egizia Iside, che ha le corna (o meglio, il crescente di luna), anche Lucifero-Venere ha le corna. Non solo si copia, ma si copia anche male ! Lucifero ' l'indù Ushanas, che a sua volta è anche Venere. Esso è la stella del mattino, l'Angelo della Luce, il Portatore di Luce e di Vita. È lo Spirito dell'Illuminazione intellettuale e della libertà di pensiero. L'allegoria del fuoco di Prometeo è un'altra versione della ribellione dell'orgoglioso Lucifero, precipitato nell'abisso senza fondo, ovvero mandato ad incarnarsi sulla Terra. Il suo equivalente indù, Mahasura, capeggiò gli Asura contro Brahma e per questo Shiva lo precipitò nel Patala, che poi è l'America. Il Diavolo è un peccatore che si pente ed attraverso la devozione dell'adeptato torna al suo Dio. Solo la Chiesa Cattolica poteva metterlo nell'eterna dannazione ! Jehovah aveva creato un uomo ebete, automa senza mente; fu Lucifero ad aprirgli gli occhi sussurrandogli : "il giorno che ne mangerete sarete come gli Elohim e conoscerete il bene ed il male". È lui il vero salvatore dell'uomo, che altrimenti dormirebbe ancora il suo sonno eterno, ed è anche il giusto avversario di un Jeohvah sicuramente cattivo (basta leggere le sue imprecazioni nella Bibbia). Lucifero è il messaggero sempre amante l'Angelo, il Serafino, il Cherubino che sapeva bene ed amava meglio, colui che ha conferito all'uomo l'Immortalità spirituale al posto di quella fisica (che è una immortalità statica). Lucifero è l'Energia attiva dell'universo, il fuoco, la luce, la lotta, lo sforzo, il pensiero, la coscienza, il progresso, la civiltà, la libertà, l'indipendenza. È dolore come reazione al piacere dell'azione, è morte come rivoluzione di vita. Egli è il Sole, la Fonte di vita del nostro Sistema, in cui gli esseri si disintegrano e resuscitano, si purificano in una catarsi attiva, invece di rimanere congelati in statue di ghiaccio. E troviamo Lucifero anche nella mitologia scandinava; esso è Loki, o Loke, o Logi, dio della luce e del fuoco, ovvero di ciò che dà la vita e la distrugge. Ma Loki è un dio benefico, generoso e potente, principe degli Dei, e non del male, come è stato costruito il Satana cristiano. Lucifero è la Luce Astrale, la forza del creato, la luce che vivifica ed uccide. È luce divina e terrestre, Spirito Santo e Satana, Causa ed Effetto della Vita e della Morte universali. Verbo e Lucifero sono la stessa cosa e sotto il loro aspetto doppio sono ciò che S.Paolo chiama il Principe dell'Aria, non un Dio di questo periodo, ma un principio eterno. Si legga Apocalisse (XXII, 16) : "Io Gesù, ho mandato il mio angelo a rendervi testimonianza di queste cose per le congregazioni. Io sono la radice e la progenie di Davide, la luminosa stella del mattino". Questo nome dette fastidio ad uno dei primi Papi di Roma; e nel quarto secolo ci fu anche una setta Cristiana che fu chiamata Luciferiana. Ma tutto nasce dal fatto che ci voleva un diavolo per giustificare la presenza di un salvatore e per ottenere ciò non si è badato a nulla. È stato un vero "peccato".
Elohim
Anche Alhim, essendo questa parola pronunciata in vari modi. Godfrey Higgins, che ha scritto molto sul suo significato, scrive sempre Aleim. Le lettere ebraiche che compongono la parola sono: aleph, lamed, he, yod, mem; numericamente 1,30,5,10,40=86. Sembra trattarsi del plurale del nome femminile Eloah, ALH, più la forma comune del plurale IM, che è un suffisso maschile; l'insieme della parola (Elohim), per conseguenza, sembra implicare l'emissione delle essenze passive ed attive. Come appellativo si riferisce a "Binah", la Madre Celeste, ed è anche l'appellativo più completo di Jehovah Elohim - IHVH ALHIM. Come Binah conduce a sette emanazioni successive, così Elohim è stato chiamato a rappresentare un potere settenario della divinità. Nell'Antico Testamento, Elohim è uno dei due nomi del Dio di Israele, l'altro è Yahweh. La loro alternanza ha dato modo ai critici di individuare due delle fonti del Pentateuco : la elohista e la yahwista. Gli Elohim ebraici sono i Figli di Dio, equivalenti ai Dhyan Chohan indù, ai Rishi Prajapati, agli Spiriti Planetari, ecc. Sono androgini, ma con predominanza dell'elemento femminile. Questo nome è un plurale, identico al Chiim indù. Si tratta dei Sette Spiriti Creatori, i Sette Sephirot della seconda e terza Triade. Nel Genesi, l'Elohim è colui che obbedisce alla Legge Eterna, la Quantità Conosciuta, il Dio Costruttore, che esegue gli ordini del Dio archetipo. Sono i Poteri Inferiori del Genesi, i Logoi minori, quelli che non vogliono l'uomo "come loro". In altro senso sono intesi anche come Autoiniziati, o Dei superiori. E con il significato di Dei o Poteri, il termine viene talvolta usato come appellativo di ierofanti iniziati. Esisteva un Collegio di sacerdoti chiamato Aleim, e il capo della casta si chiamava Java-Aleim. Gli Elohim sono i primi istruttori dell'uomo nel Giardino dell'Eden. Il Serpente, infatti, non è Satana, ma uno degli Elohim, l'Angelo Radioso che, attraverso il frutto proibito, trasformò l'uomo in natura incorruttibile e mortale. Essi sono la Divinità nella Natura, quelli che separano il Cielo Inferiore dal Superiore all'inizio del Genesi. Sono gli Angeli Primordiali, gli Asura, che fabbricarono il mondo manifestato usando il materiale eterno. Geova-Binah-Elohim è il capo ed anche la sintesi degli Elohim.
Nephilim
Giganti, Titani, i Caduti (Angeli). Per alcuni si tratta di esseri umani appartenuti alla terza Razza, per altri sono i Giganti della Terra, uomini grandi e pelosi, come si racconta nella Bibbia probabili prototipi grandi e potenti dei "satiri", osservati e studiati da alcuni Padri della Chiesa. Più realisticamente, dovrebbe trattarsi degli ultimi eredi, discendenti da quelle razze lemuro-atlantiane che generarono figli con femmine animali, producendo in tal modo dei "mostri.
Emim
Antica razza di giganti che abitavano nella terra di Moab. Sono simili ai Danava, ai Daitya, ai Rakshasa, ai Titani, agli Izdubar.
Azazel
'Dio della Vittoria'; il capro-espiatorio per i peccati di Israele. Colui che comprende il mistero di Azazel, dice Aben-Ezra, 'apprenderà il mistero del nome di Dio', e veramente. Vedi 'Tifone' e il capro-espiatorio a lui consacrato nello antico Egitto. In Ebraico, azal significa 'separato' ed el significa 'dio'. La composizione del nome, quindi, ne evidenzia il significato. Azazel, o Azazyel, nel Libro di Enoc, è uno dei Capi degli Angeli disubbidienti che, scendendo su Ardis, la vetta del Monte Armon, si impegnarono con un giuramento di fedeltà reciproca. Esso insegnò agli uomini l'arte di fare spade, coltelli, scudi, specchi magici ( 'l'arte di vedere ciò che sta dietro'). È uno degli Ischin, che lo Zohar descrive incatenati alla montagna del deserto. La Chiesa Cattolica lo associa a Satana, considerandolo uno dei Figli di Dio che furono cacciati dal cielo e mandati sulla terra.
Un problema di interpretazione
Elohim significa letteralmente Dei, ma stranamente si tratta di un termine espresso al plurale; il termine in effetti esprime una forma plurale del singolare femminile Alh, Eloh, cui si aggiunge Im ", ma essendo IM solitamente la fine del plurale maschile, anche se in questo contesto viene aggiunto ad un nome femminile, dà alla parola Heloim il senso di un potere femminile unito ad un'idea maschile, quindi in grado di procreare.
Elohim in ebraico esprime quindi un plurale della parola "divinità" ovvero Eloah, e questo ha suscitato non pochi interrogativi fra gli esegeti biblici a causa dell'evidente impianto monoteistico della Bibbia, pur essendo anche molto battuta l’ipotesi che il termine potrebbe avere un collegamento con l’ENLIL sumerico.
Una delle possibili etimologie del termine lo vorrebbe composto dall'unione di due radici antiche: "El" e "Hoa". "Hoa" sarebbe l'antica radice che indicava L'Essere Supremo, Colui che esiste di per sé, che non è generato ma ha vita in se stesso. Il prefisso "El" corrisponderebbe al nostro Colui, indicando la persona in senso astratto. "Colui che ha vita in sé" sarebbe quindi il significato del termine Eloha. Il termine Elohim, quindi, assumerebbe il senso di "Coloro che hanno vita in se stessi" cioè che sono la Fonte della Vita.
Sono state proposte due possibili spiegazioni per la sopravvivenza del termine: la prima è che si tratti di un residuo lessicale della fase politeistica della cultura ebraica. La seconda spiegazione, più usualmente fornita, indica il termine come una sorta di pluralis maiestatis teso ad esaltare ancor più la divinità una e unica del Testo Sacro (in ebraico, infatti, esiste la forma del plurale maiestatico-intensivo, utilizzato per tutte le realtà costituite da parti).
Numerosi i passi, nell'Antico Testamento, in cui è presente la forma plurale (anche come pronome):
(Genesi 1,26) “Dio disse: facciamo l’uomo, che sia la nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza […]” “… ecco, l’uomo è diventato come uno di noi” (episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell'Eden).
Il monoteismo ebraico indica con il termine Elohim figure molto diverse tra loro: gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1); esseri creati (Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7); esseri di natura non divina (Apocalisse 22,8/9).
Alcuni studiosi di lingue antiche imputano questo uso non univoco del termine alla maggior semplicità della lingua ebraica rispetto a quella greca - nella quale vi è una netta distinzione tra il termine Angelo e il termine Dio.
Si potrebbe supporre che il plurale faccia invece riferimento all'intuizione che in Dio esisteva una parte materna. Difatti, lo stesso Papa Giovanni Paolo I, in una pubblica allocuzione formulò questa ipotesi affermando che Dio è Madre.
L'appellativo Nefilim presente nell' Antico Testamento (Torah), in diversi libri non canonici del Giudaismo e di primigenei scritti cristiani, indica: "quelli che fanno precipitare gli altri" e sono un popolo creato dall' incrocio tra i "figli di Dio" (benei elohim), e le "figlie degli uomini".
I Nefilim sono i giganti della Bibbia
La parola Nephilim viene spesso tradotta (forse con troppa libertà) come Giganti o Titani della Bibbia (in alcune traduzioni), oppure viene lasciato scritto come nephilim in altre versioni. Altre versioni parlano di angeli caduti.
L' origine dei Nefilim comincia con una storia di angeli caduti. Shemhazai, un angelo di alto rango, comanda una setta ribelle di angeli in una discesa sulla Terra per istruire gli umani nella conoscenza del bene. La tutela viene portata avanti per pochi secoli, ma presto gli angeli cominciano a sedurre le femmine umane. Dopo essersi intrattenuti piacevolmente con loro, gli angeli caduti istruirono le donne nella magia e nello spergiuro, si accoppiarono con loro, e diedero luogo ad una progenie ibrida: i Nephilim.
I Nefilim erano giganteschi nella loro statura. La loro forza era prodigiosa ed il loro appetito immenso. Dopo aver divorato tutte le risorse della razza umana, cominciarono a mangiare esseri umani. Questi Nephilim attaccavano ed opprimevano gli umani ed erano la causa di massicce distruzioni sulla Terra.
La visione tradizionale ebraica, derivata dal Libro di Enoch, era che i padri dei nephilim, i "figli di Dio", erano i cosiddetti Grigori (anche noti come i Guardiani); comunque, esiste qualche controversia su questo punto.
Alcuni commentatori hanno suggerito che i nefilim erano ritenuti i figli di membri di un pantheon formati da divinità proto-ebraiche, e che siano l'emersione di un piccolo barlume di alcuni aspetti della primigenea religione ebraica, non ancora mondata di aspetti paganeggianti, e che molti di questi dettagli siano stati cancellati da successive edizioni della Torah. Alcuni pensano che questo passaggio sia servito di appiglio agli ebrei monoteisti per poter tollerare o forse conciliare i popolari eroi semi-divini dei pagani con la loro cosmogonia.
Comunque, l'idea che la Torah (rivelata direttamente da Dio) sia stata cambiata in qualche modo, risulta del tutto eretica con la credenza e pratica tradizionale dell'ebraismo, che afferma ed ordina che se una sola singola lettera della bibbia, mancasse o si trovasse in aggiunta o fuori posto dal luogo in cui si trovava nella pergamena originale in ebraico della Torah Ebraica, l'intera pergamena (o libro) deve essere immediatamente distrutta e sostituita con una copia conforme dell'originale.
Altri esegeti, specialmente alcuni cristiani, suggeriscono che i "figli di Dio" in realtà fossero personaggi storici del passato, completamente umani, divinizzati dalla tradizione orale. Spesso si dice che lo scopo del diluvio universale inviato da Dio era quello di spazzare via dalla Terra quei nefilim, che si erano resi così orgogliosi e depravati ai tempi di Noè.
Anche se è letteralmente presente nel testo della Bibbia e nella sua interpretazione tradizionale, l'idea che esseri divini possano accoppiarsi con umani risulta controverso, specialmente tra molti cristiani, che citando un'interpretazione degli insegnamenti di Gesù nel Vangelo di Matteo affermano che "gli angeli non si sposano". Comunque, questo sarebbe un concetto estrapolato dal contesto del verso, perché Gesù disse che i risuscitati non si sposano nel cielo, ma sono "come gli angeli". Altri che trovano l'idea di angeli copulando con umani alquanto sgradevole, hanno suggerito interpretazioni più figurative del concetto di nephilim, proponendo l' idea che fossero la progenie di posseduti dai demoni. Alla luce delle speculazioni librarie moderne sulle storie di abduction, alcuni hanno ipotizzato che fosse una descrizione arcaica di una forma di inseminazione artificiale e manipolazione genetica da parte di alieni.
Per entrare nell’area di quegli studi che oggi vengono riuniti sotto il nome di “parastoria”, vi sono stati molti interessanti tentativi per riconciliare la mitologia con la scienza; molti hanno teorizzato che alla radice della mitologia vi siano elementi di verità nella forma di "leggenda" molto distorta. In questo contesto, i Nefilim sono stati associati con i fantomatici abitanti dell' Atlantide, che alcuni sostengono essere in contatto o addirittura discendenti dagli extraterrestri.
La teoria prevalente per stabilire un legame tra la scienza e la Bibbia è quella che sostiene che i Nephilim erano neandertaliani sopravvissuti (oppure i loro resti ossei), o forse un ibrido tra Homo sapiens e uomo di Neanderthal. Questa teoria si assomiglia a quella che associa la leggenda dei draghi alle ossa di dinosauro (nella bibbia forse indicati con il nome ebraico Tannin).
Molti studiosi pensano che l'uomo moderno abbia condiviso gli stessi territori dei neandertaliani per molti millenni, e che la regione del Medioriente sia stata l'ultimo habitat per uno sparuto numero di tribù superstiti di Homo sapiens neandertalensis o di H. neandertalensis. Dunque, è concepibile che sia rimasta una memoria popolare di queste tozze e forti creature, tramutata in leggenda che evolse successivamente in popolari racconti mitologici, più o meno adattati al loro gusto dalle varie civiltà. Un esempio particolare è ancora riscontrabile in Sardegna, dove queste creature ancestrali, tozze e pelose sono raffigurate dalle maschere dei "Mamuthones".
Il mistero degli Heloim
Heloim significa letteralmente Dei, ma perché al plurale? Alcuni antichi testi ebraici riportano il termine Heloim come una forma plurale del singolare femminile Alh, Eloh, cui viene aggiunto Im ", ma essendo IM la fine del plurale maschile, usato invece in aggiunta ad un nome femminile, dona alla parola Heloim il senso di un potere femminile unito ad un'idea maschile, quindi in grado di procreare.
Elohimin ebraico è un plurale della parola "divinità" (Eloah), che ha suscitato non pochi interrogativi fra gli esegeti biblici a causa dell'evidente impianto monoteistico della Bibbia. Il termine potrebbe avere un collegamento con l’ENLIL sumerico.
Una delle possibili etimologie del termine lo vorrebbe composto dall'unione di due radici antiche: "El" e "Hoa". "Hoa" sarebbe l'antica radice che indicava L'Essere Supremo, Colui che esiste di per sé, che non è generato ma ha vita in se stesso. Il prefisso "El" corrisponderebbe al nostro Colui, indicando la persona in senso astratto. "Colui che ha vita in sé" sarebbe quindi il significato del termine Eloha. Il termine Elohim, quindi, assumerebbe il senso di "Coloro che hanno vita in se stessi" cioè che sono la Fonte della Vita.
Sono state proposte due possibili spiegazioni per la sopravvivenza del termine:
1. si tratta di un residuo lessicale della fase politeistica della cultura ebraica.
2. il termine è una sorta di pluralis maiestatis teso ad esaltare ancora di più la divinità.
Il monoteismo ebraico indica con il termine Elohim figure molto diverse tra loro: gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1); esseri creati (Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7); esseri di natura non divina (Apocalisse 22,8/9); si potrebbe quasi pensare ad un riferimento all'intuizione che in Dio esisteva una parte materna.
Una particolarissima interpretazione del termine è quella data dal Movimento raeliano: gli Elohim citati nelle Sacre Scritture non sarebbero altro che una stirpe di esseri extraterrestri scientificamente avanzati che, coerentemente con quanto affermato nella Bibbia, crearono la vita sulla Terra tramite ingegneria genetica.
Molto diversa invece la questione dell’origine dei Nephilim che inizia con la storia degli angeli caduti.
Shemhazai, un angelo di alto rango, comanda una setta ribelle di angeli in una discesa sulla Terra per istruire gli umani nella conoscenza del bene. La tutela viene portata avanti per pochi secoli, ma presto gli angeli cominciano a sedurre le femmine umane. Dopo essersi intrattenuti piacevolmente con loro, gli angeli caduti istruirono le donne nella magia e nello spergiuro, si accoppiarono con loro, e diedero luogo ad una progenie ibrida: i Nephilim.
Alcuni commentatori hanno suggerito l’ipotesi che i Nephilim fossero in realtà i figli dei membri di un pantheon formati di divinità proto-ebraiche, ma l’idea che si trattasse di demoni o di esseri alieni è ultimamente sempre più dibattuta.

I Nephilim e la storia alternativa
Zecharia Sitchin ed Erich Von Daniken hanno scritto numerosi saggi sostenendo che i Nephilim siano i nostri antenati e che lo stesso uomo sia stato creato, attraverso esperimenti genetici, da una razza aliena. Nei voluminosi libri di Sitchin si impiega l'etimologia della lingua semitica e la traduzione delle tavolette redatte in caratteri cuneiformi per identificare gli antichi Dei della Mesopotamia con gli angeli caduti (i "figli di Elohim" della Genesi). Osservando che tutti gli angeli vennero creati prima della Terra, la conclusione ovvi è che questi esseri non potevano appartenere al nostro pianeta, potrebbero dunque essere considerati degli extraterrestri.
Una teoria simile è quella presentata da David Icke, il quale parla di esseri interdimensionali rettiliani che danno luogo ad una progenie servendosi dell’ingegneria genetica, sostenendo poi che questa linea di sangue possiede oggi il controllo del mondo. Per correttezza d’informazione va comunque sottolineato che le teorie di David Icke sono considerate da molte comunità di ufologi come un vero e proprio Debunking, un depistamento mirato a danno dei ricercatori.



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Marianna